credo, fortemente credo,
che la mia opera migliore sia il caos della mia mente.
quando non c’era internet, quando io non l’avevo, fu la carta.
Quanto il mio virtuale arriva ad essere simile al mio reale?
mi pongo domande assurde, e ne godo nel sudare a rispondermi.
ho visto me stesso venir fuori, e cambiare sull’onda di ciò che mi piaceva.
è un altro navigare, farlo senza obiettivi. è una grande cosa dimenticarsi il denaro, scrivendo.
ho sempre adorato l’assurdo e il no-sense.
tempo fa, ricordo, dicevo di leggere i post del blog di google italia almeno due volte.
bhé, quello non è cambiato. io sono ancora quello.
uno a cui piacciono i sottotitoli per le robe in inglese.
uno che davanti a google.com davvero ci resta per dieci minuti, immobile, ma solo nel mouse.
mi sconvolgo a leggere i software principles,
quando non ce l’ho fatta a capire cosa mai fosse Co-op, io, l’ho usato lo stesso.
AdWords, la grande magica scienza di AdWords e sorella AdSense, mi ha aperto gli occhi e il pensiero.
ho riso assai, a lottare ché né label né tag apparissero nel Reader: mi hanno bastonato e preso in giro… ma io l’inglese non lo so, e allora ho inziato a rider e.
continuo a farlo, ecco qual’è la mia novità.
circa due anni fa pagavo per un adsl che non veniva usata. telecom era felice, a quel tempo. mesi e mesi e mesi senza che mai manco il computer venisse acceso.
son periodi. magari torneranno, ed io sarò qui.
Rido. Io ora me ne frego: salto da una roba difficilissima che mai capirò, al trafiletto su vanityfair.
Dietro di me, tutt’intorno, mi vesto e mi denudo di links e immagini, nella vita reale come in questa qua.
ed ora? ho l’influenza, forse. Ma adoro il solo fatto che un post di un blog possa mandarmi a pallino.
non riuscirò mai a spiegarmi.


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