Coop aveva persino la pubblicità diretta dal grande W. Allen
Ma quei tempi son lontani. Riscrivo pari pari l’annuncio che mia Mamma ha pubblicato a pagamento su alcuni quotidiani (io l’ho letto su Repubblica di Sabato 21 Ottobre, pagina 10):
ESSELUNGA
Indipendenza e LibertàIn relazione a recenti dichiarazioni rilasciate da esponenti del Governo e di Coop (articoli del Corriere della Sera di sabato 14 ottobre 2006 “Esselunga deve rimanere italiana. Coop pronta a fare la sua parte” e di martedì 17 ottobre 2006 “De Castro: Essenlunga in vendita? Faremo di tutto perché resti italiana”), Esselunga intende precisare quanto segue:
Esselunga e Coop sono due aziende inconciliabili e incompatibili.
Sono infatti differenti i modelli industriali, commerciali, logistici, le logiche alla base del business. Questa specificità consente ad Esselunga di offrire un livello i qualità eccezionale che trova riscontro nell’elevato grado di soddisfazione dei suoi tre milioni e mezzo di clienti abituali, la maggior parte dei quali rivela un grado di fidelizzazione che non ha paragoni né in Italia né in Europa.
Sono differenti i valori che ispirano le persone. Duecento di queste persone, che hanno responsabilità nella gestione quotidiana dell’Azienda, hanno recentemente manifestato la loro contrarietà all’ipotesi di integrazione con Coop.
Il disegno di Coop di acquisire Esselunga, mascherato dietro una strumentale difesa dell’italianità - argomento del tutto privo di fondamento - è in realtà quello di eliminare il concorrente più temibile, la catena di supermercati che ha i prezzi più bassi d’Italia, come autorevolmente rilevato da organi indipendenti. Laddove Esselunga non è presente con suoi supermercati, Coop può praticare prezzi superiori a quelli di Esselunga.
Esselunga respinge con fermezza ogni tentativo di ingerenza nelle sue scelte strategiche, scelte che dovranno innanzitutto salvaguardare l’interesse dei suoi clienti e delle persone che quotidianamente danno il loro contributo al perseguimento dell’eccellenza ed è pronta ad intraprendere ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti a tutela della propria libertà d’impresa e dei propri interessi.
Quanto qui affermato è oggetto di inoppugnabile documentazione.
Esselunga S.p.A.
Limito di Pioltello (Milano), 20 ottobre 2006
Esselunga per me è molto di più che un semplice supermercato. Che Coop sia avvertita: i clienti Esselunga son davvero fedeli. E pronti. A tutto. Capito simpaticissima Coop?
p.s.: ma… i croissants, alla Buvette, chi li fornisce?
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ripresa 30.10.06
Son contento che uno tra i migliori blog mai scritti in italiano se ne sia occupato: The Retailer, in effetti, è assolutamente unico nel suo genere. Parla della grande distribuzione, ed io lo considero uno strumento in mano anche al cittadino normale. In sostanza: mi piace leggerlo, mi piace qualcuno m’informi di quei meccanismi che stanno dietro ad ogni carrello per la spesa.
A scuola (perito aziendale) anni ed anni fa, la mia professoresso di “tennica commerciale” (tennica sta per tecnica, da queste parti) ce lo diceva sempre:
“io a far la spesa vado con la calcolatrice, semBre”. Noi si rideva non poco: ma come, una che di commercio ne sa qualcosa, porta la calcolatrice al supermercato?
E’ che siamo italiani, secondo me… spesso, troppo.
Altro esempio, pratico: quando faccio spesa, io non penso alla politica. A meno che non abbia con me quello splendido oggettino ipertecnologico che Silvio Berlusconi ci inviò, a suo tempo, per festeggiare l’entrata dell’euro: sì, sì… l’ EUROCONVERITORE.
Non penso alle manovre che ci possono essere dietro all’innalzamento improvviso di un ceppo d’insalata.
Non penso al fatto che, bah, lo zucchero non mi ricordo mai dov’è (lo nascondono, tutti i supermercati
)
Non penso al fatto che, toh, quella marca di caffé che costava poco è sparita, da un giorno all’altro.
Qualche tempo fa, siamo usciti, per grazia divina, da una pericolosa invasione del DISCOUNT (leggi: “discaunt”). Per un attimo avevamo creduto (o ce l’han fatto credere) che era possibile un nuovo modo di far la spesa. La frase che ricordo di quel tempo, col solito sorriso ebete, è “ci vanno quelli che c’hanno i soldi, al discount, nè!”
Hum… mi sono allontanato. Io Coop la amo. Esselunga l’adoro. Detesto Carréfurr (leggi “carréfur”), perché è un bazar. Non mi piace Iper, perché è estremamente falso verso i propri consumatori. Ma di manovre politiche non me ne intendo. E’ anche per questo, che leggo The Retailer.
Però siamo italiani. Già. Se parla un ministro della nostra Repubblica, qualcosa vorrà dire. L’enorme sbaglio stà proprio lì: è il ministro che ha sbagliato. Che poi si usino 36 testate per dire la propria, che si risponda a tono, sempre sul giornale, credo sia legittimo (anche se assolutamente “pacchiano”). Se il ministro, in modo ben più intelligente, fosse stato zitto, forse, non sarebbe successa questa che è una litigata alla napoletana.
“Boicottare Coop” poi, è solo una scelta infelice di un titolo che voleva essere divertente e da richiamo alla nuova uscita di Co-op CSE…
In sostanza: può essere, tutto può essere. Pure che, politicamente, dovrei essere più incline a parlar bene di Coop che non di Esselunga. Ma non mi interessa: io vado a far la spesa. Tutto lì. E da Esselunga mi trovo bene.
E’ che son italiano pure io…
(litigare furiosamente in ogni punto carrefur che incontro sulla mia via, ad esempio, è diventato il mio sport preferito!)


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