ti rispondo di qui, alla tua email.
No, L., non ci lavoro per Google. Tu avrai pure l’occhio attento, eppure la risposta è no. Magassi!
Mi spiego: piuttosto, L., è Google che lavora per me. Google Italia, o meglio, tutti quelli che in Google parlano anche l’italiano. Io rido da solo, non lo nascondo. Sto’ comprando birra e mi vien da ridere, perché poi uno mi legge dalla schiena un “I’m feeling lucky!” e mi guarda, ancora. Allora io rido, e giro l’angolo e vado alla redbull.
Ma tu parli Google? ecco cosa vorrei tu mi domandassi. Allora sì, che io m’azzarderei: si un po’ di Google lo parlo. A volte meglio a volte meno, molto ma molto meno, ma in generale, qualche parola Google l’ho imparata.
Visto che ci siamo, L., visto che ho già voglia di pijjarmi una pausa da questo blog (ma poi non ci riesco, qualcuno e/o qualcosa mi costringe):
stò blog nasce con la meravigliosa ideona di tradurre il Google Blog. In italiano, bhé… o in una lingua che fosse comprensibile all’italiano navigante, almeno. A quei tempi, Google Italia Blog non esisteva ancora (in pratica, perché, a quanto pare, in teoria era già nella testa di qualqoono da due anni almeno). Solo il tempo di iscrivermi a Blogger. Perché poi successe tutto ciò che abbiamo già miserabilmente dimenticato. E data la velocità che oggi, l’Internet offre, con l’aiuto di Google mi trasformai il blog in una specie di servizio. Tutto finì, nel male. E allora stallai per qualche tempo, fino a scrivere uno o due pezzi del Google Blog in italiano. E BAM! già, passai con gioia immensa, tronfio come il peggiore dei teroni, la mano a Google Blog Italia.
Pensai fosse arrivata la morte fisiologica di googlando.com e invece oogle mi costrinse, usandolo, a conoscere e sfruttare ciò che sapevo fare e di condividerlo. Mi spiegò che ‘zzo crakki a fare se puoi vivere meglio, tranquillo e impegnare il tuo cervello in piccoli software dal 99% di succo di contenuto? Mi spiego: ha un po’ ragione Pirillo.exe (di origine italiana) quando dice che i software di Google non sono il massimo, se considerati nel classico senso di “programmi per il computer”. Google ha fatto il pacco (leggi Google Pack) e io ho provato. Nonostante ci fosse dentro Norton, voglio dire. Son softwarelli, leggeri, qualche clic, niente paranoie, però. Solo che ci trovi dentro il contenuto, il succo, hanno il 99% di succo, detta alla Godin.
Mutando mutando, come tutti i blogger (lunatici o meno, comunque veloci all’adattamento nella jungla del link), mettendo a frutto ciò che avevo imparato dall’ “uso” di Google come veicolo per visitatori, ciucciando del succo dalle ricerche in cui arrivavo prima, ho scelto di passare al chinotto, alla spuma nera, all’aranciata amara. Con la perenne aggiunta di mezza latta di redbull. Sanpellegrino direbbe “bevi fuori dal coro” (credo sia registrato). Una cosa così. Usare l’indice di Google e bussare prima d’entrare con le gGoogle Sitemaps. E poi basta. Linkare a piacere, tag a piacere. E anche giocarci a nascondino, con Google: è uno spasso, ecco, giocarci col Gugolé…
Io, come un pirletta, vaado in giro a chiedere se “conosci google?” e mi diverto, fin da subito: si ci cerco un sacco di cose, ci cerco di tutto, oh sì. Solo che se continui a schiacciare solo “Cerca” non mi soddisferai mai, con la risposta. E invece no, invece no. Le persone che meno conoscono Google, quelle meno addette, quelle meno SEO, quelle che ti rispondo con un “ah” quando gli fai vedere la gif animata di Sergey, quelle ti danno la “loro” definizione, che non collima con la tua, perché, ognuno, a stò modno, del Google ne fa l’uso che più gli aggrada.
E già mi sneto saltare addosso tutti quelli anti-google, quelli che sono per le libertà (tutte quante), quelli che poi, ancora sentono dolorare il dente (avvelenato). Quelli, pure, che il loro sito non riesce proprio ad entrare nell’indice. E perché non quelli che di adsense ne fan malattìa? (mi registro col nome di un parente… dici che mi sgamano?)
Google, le cose brutte che m’ha fatto, perché sì, punisce anche gente come il sottoscritto, mica basta avere il dominio che fa Goooo… insomma le “punizioni virtuali” che ho ricevuto arrivavano sempre da quello che mi fa ridere, oggi. E na, non parlo di AdSense, parlo dell’indice. Di quel posto in cui tutti vogliono entrare, ognuno col loro bravo biglietto da visita. Mah. Eppoi, arriva un giorno che ti ritrovi a bere Beamish e ridere, ancora ridere.
Certo che lavoro per Google. E Google lavora per me. L’unica differenza, ora, è che mi son ammalato di Centro Assistenza AdWords. Credimi, L., nonostante il “googlando”, nonostante questo ostinato fanatismo google, non ci lega nulla se non una Ricerca. (anzi, qualche euro ad AdWords lo passo pure io)
“magassi” è una parola prodotta da Prencipe M.R., magari+potessi)
visto che Google mi ha regalato Google for your domain da provare, la nuova Gmail diventa gimeil@googlando.com
(se vuoi -tu o qualcun’altro sparuto visitator- aiutarmi a testare il prodotto, mettimi un commento, sotto qui, oppure mandami nà mail, và!…)
ps: puoi richiederlo pure tu, cerca Gmail Hosted, Gmail for your domain, inserisci l’email e aspetta qualche giorno


0 Responses to “na, non ci lavoro per Google (è lui che lavora per me)”