quando non lavoro come Google Co-Operaio, lavoro come operaio altrove. Tra operai e Google-Co-operai ci passa poco. Molto poco. E tra operai parlando un limguaggio semplice e spesso fatto in casa, ci si trova davanti a certe verità, che non sono altrimenti rivelabili altrove, magari in posti più alti.
la differenza, ad esempio tra un ingegniere e un operaio (o un co-operaio), ancora, è minima o abissale. L’ingegnere conosce cose che l’operaio non sa. E manco se le sogna, la notte. Ma ribaltando: l’operaio, per esperienza personale
, sa cose che il suo ingegnere non sogna la notte, non immagina neppure. E’ un po’ come quando guardi la televisione: se sposti la sedia a sinistra, e cambi angolo nel guardarla, vedi cose nuove in una pubblicità che avevi visto cento volte seduto di fronte. O più o meno…
qualche giorno fa, c’è stato un convegno, un briffing, una riunione di “capoccia” dell’Internet e della Comunicazione italiane, per parlar di blog, se un’azienda debba o meno avere uno sputo di blog… Se non sbaglio aveva come titolo “Alle aziende piace blog”, e tra gli altri c’era pure Telecom Italia e Google Italia. Quindi corporate blogging, aziende che bloggano, sì o no? ma poi, perché?
e ancora: ma proprio tutte han bisogno di aprirsi con un blog?
l’eccezione, secondo me, la conferma –guarda caso, Google Blog Italia (googleitalia.blogspot.com) dove tutti son contemporaneamente Co-operai e Co-Ingegneri
perché, tra le altre cose, se c’è gente adatta al blog in un’azienda, quella gente è l’operaio. Che naturalmente va solo un poco istruito su quelle poche cose che non si possono proprio dire (come il funzionamento di un certo macchinario, particolari processi di produzione ecc).
Una volta che all’operaio tu dai la voce, è fatta. Lui felice, blogga che è un piacere. “L’ingegner Fittipanzi Della Corte Stretta è troppo aggressivo, e con me l’altro giorno….”, “Perché è meglio spostare C42-R”, “Diana e Filippo: Saluti dal Brasile e grazie!” chessò.
Google Italia fa eccezione. Ma naturalmente, forse fisiologicamente, se considero Google come qualcosa di “vivo”. IWBank, la mia banca online, tempo fa, tra le prime in Italia, non solo si è googlizzata completamente, ma ha aperto un blog. Fermo da tempo. E ancora: la mia azienda è il tipico esempio. Da noi l’ambiente è particolare, la gente, tutta la gente che ci lavora, per necessità o per natura, ha da essere particolare, e soprattutto “viva”. Deve parlare, parlare, perché chi ci lavora, con le mani e/o con la testa, deve produrre qualcosa che poi, una volta finito, amerà. E’ la grande fortuna delle industrie alimentari. Seppoi sei multi nazionale, e assolutamente “avanti” per certe cose, ma un po’ “chiusa” sull’Internet, dovresti provarci subito. E, in effetti, la mia azeinda, l’ha fatto, ma su carta. Un blog, sarebbe perfetto. Io, guarda un po’, lo farei su Blogger. E non sul sito madre. Fuori dagli schemi, aperto a tutti. E’ una necessità e verrà sentita come tale da qui a poco, ne son sicuro e me ne farò assiduo (come al solito) rompi-OO sostenitore.
Il perché del titolo: l’altro giorno ho conosciuto un po’ meglio un collega, che già stimavo per motivi non solo tecnologici. E’ uno che vorrebbe imparare Linux, si informa, ha capito che Internet è un po’ spegnere la televisione, “acheeer acheer!!”, problemi con le compagnie telefoniche (”hai ragione: son tutte uguali, quindi si resta con Telecom, che pare più cara ma è ironicamente più “sicura”). E si è finiti a parlare di Internet, e visto che parlava con me, di Google
Quando l’ho stuzzicato con Firefox (www.mozilla.com/firefox) gli ho detto, col solito timore di parir sborone, la solita frase “và che Internet Explorer non è Internet”) lui mi ha risposto, candidamente:
“Questa mi è nuova”.
concludendo:
- Google scenda per strada, se in italiano ancora di più. Che ci si ha bisogno.
- Il blog per le aziende è uguale al blog. o al vlog, o al trlog-odito: blog è comunicazione.
- Internet Explorer non è Internet.


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